L’invasione dei cani a Palermo — Cap. XV

Fine

13 April 2017  |  Share:

“L’invasione dei cani a Palermo” è un racconto a puntate: se vuoi leggere gli altri capitoli vai all’indice. Il racconto è disponibile anche in versione e-book integrale.


XV. Fine

 

L’impressione generale era che l’invasione si fosse stabilizzata: nonostante le difficoltà i palermitani si erano placati, in qualche modo ci avevano fatto l’abitudine.
Ciò che a un occhio estraneo poteva sembrare un’aberrazione della civiltà, era divenuto usanza familiare e folklore per i cittadini. Tant’è che i turisti di passaggio sulle navi da crociera non sbarcavano più al porto: niente più giri in carretto tra cumuli di rifiuti e chiese barocche, i forestieri si limitavano a scattare foto dal ponte. Rimanevano estasiati dal panorama della conca racchiusa tra i monti e dalle grida melodiose dei pescatori, che accostavano le navi fin dall’imbocco del porto per vendere prodotti tipici ai passeggeri. Non si arrischiavano a scendere in città, impauriti dalle voci sui randagi e da vecchi pregiudizi sulla Sicilia.
 
Tutto sommato, i palermitani continuarono a vivere le vite agrodolci di sempre: si arrabattavano per arrivare a fine mese con la pancia piena, parlavano male di vicini e parenti, litigavano per avere più roba e soprattutto più potere. Come si dice: “Comandare è meglio che fottere”. Qualcuno riuscì a cullarsi nel nuovo equilibrio, a guadagnarsi il successo, a speculare sfruttando le condizioni attuali e le mutate necessità.
I più accomodanti non mancavano di ricordare che i cani avevano pur fatto qualcosa di buono: da quando era arrivato il branco erano praticamente scomparsi ratti e piccioni; l’aria era diventata più salubre, con lo smog delle auto e delle fabbriche in calo; la criminalità di strada era ai minimi storici, scoraggiata dalle ronde canine.
Alla fin fine i cani, se non venivano disturbati, non erano poi così pericolosi: bastava non sfruculiarli e tenersi sempre all’erta, pronti alla difesa. Certo che se qualcuno andava in giro da solo di notte, magari ubriaco, e poi veniva azzannato, se l’era proprio andata a cercare.
È vero, c’era sempre qualche pessimista che non si stancava di lagnarsi per la situazione disastrosa: la recriminazione gratuita era sempre stata lo sport cittadino preferito, accompagnata da una solida omertà verso l’esterno.
 
Tante volte Palermo era stata conquistata, in ogni epoca e dalle civiltà più diverse: fenici, romani, arabi, normanni, aragonesi, borboni, piemontesi. La città era mutata esteriormente abbellendosi di palazzi, monumenti e altari — giusto qualche scossa di assestamento nei casi più eclatanti — ma nulla era cambiato mai per davvero.
Anche quella volta la città assorbì gli invasori, lasciando loro l’illusione di dominare e dirigere. In seno a Palermo strisciava già la serpe che, col tempo, avrebbe assimilato padroni e servi in un’unica nota d’indolenza e torpidezza. Pochissimi ormai facevano caso al fatto — unico nella storia — che i nuovi conquistatori non fossero neanche umani.
 
I vecchietti, sfrattati dalle panchine di via Libertà, discutevano coi bastoni ben saldi in pugno nei pomeriggi di luglio. Senza neanche scomodare i “quando c’era Lui”, farneticavano di come le cose andassero malamente negli ultimi tempi. Riportavano alla memoria i presunti fasti della propria gioventù e sospiravano, malfermi, ai miopi ricordi di una Palermo Felicissima.

 

FINE
Trabia-Milano, 2015

L'invasione dei cani a Palermo e-bookSe la storia ti è piaciuta e vuoi rileggerla comodamente sul tuo lettore di e-book, puoi acquistare la versione e-book integrale, comprendente anche le 15 tavole fotografiche introduttive ai capitoli.

E-book




Latest project

Glitchstock

Glitchstock

Broken images from royalty-free stock libraries

Recent entry

Zen e Design: 7 principi per progettare la semplicità

27 April 2017 — Per comprendere la devozione dei grandi maestri del design verso l’essenzialità e il minimalismo, bisogna risalire alle radici orientali e alla saggezza Zen che li ha ispirati

Instagram

Twitter